The silent man


Regia di Peter Landesman. Un film con Diane Lane, Kate Walsh, Liam Neeson, Maika Monroe, Marton Csokas, Ike Barinholtz. Titolo originale: Mark Felt: The Man Who Brought Down the White House. Genere Biografico – USA, 2017, durata 103 minuti


Dal regista di “Zona d’Ombra, Peter Landesman, la vera storia di “Gola Profonda” la spia che ha rivelato i segreti del caso Watergate ai giornalisti del Washington Post, Carl Bernstein e Bob Woodward.

“Gola Profonda” è Mark Felt, agente speciale dell’ FBI, per trent’anni sotto la direzione di John Edgar Hoover. È interpretato dal candidato all’Oscar Liam Neeson, protagonista de “L’uomo sul treno”.

“THE SILENT MAN” inizia dove finisce il film di Steven Spielberg “THE POST” e come “IL CASO SPOTLIGHT” racconta un altro grande segreto della storia americana.


Washington, 1972. Mark Felt è il vicedirettore dell’FBI, presso cui presta servizio da trent’anni, quando il suo capo, il temibile J. Edgard Hoover, muore lasciando vacante la poltrona di direttore. A modo suo, Hoover era un architrave del sistema e la sua assenza scardina un sistema di potere, un’architettura istituzionale ben codificata. Tantopiù che Felt, delfino ed erede designato di Hoover, viene invece bypassato in favore di Pat Gray, legato a doppio filo con la Casa Bianca. Mancano circa duecento giorni alle elezioni presidenziali, il Repubblicano Richard Nixon si aspetta una riconferma e la sua campagna elettorale non risparmia i colpi bassi: fra questi, una pesante intrusione nella sede del Partito Democratico. È l’inizio dello scandalo Watergate e le indagini dell’FBI vengono chiaramente ostacolate dalla presidenza.

Felt, che ha sempre rivendicato l’autonomia della sua agenzia rispetto alle ingerenze della politica, non ci sta, e comincia una battaglia sotterranea, che non esclude le soffiate strategiche alla stampa.

The Silent Man racconta la vicenda dell’informatore del Washington Post definito come Gola Profonda, strumentale nel trascinare Nixon verso le dimissioni. Da uomo abituato a mantenere segreti, Felt non rivelò la sua identità fino al 2005 in un’intervista al Vanity Fair americano, e nonostante molti all’interno dell’FBI (e della Casa Bianca) conoscessero la sua storia, non fu mai rimosso dall’incarico perché era “l’uomo che sapeva troppo”, e le sue eventuali rivelazioni avrebbero fatto crollare il gigantesco castello di informazioni tenute nascoste “per il bene pubblico”.

La sua parabola, raccontata nell’autobiografia che Felt consegnò alle stampe nel 2006, è la base di The Silent Man, scritto e diretto da Peter Landesman, giornalista investigativo passato al cinema come sceneggiatore e poi regista: il che spiega il fatto che The Silent Man manchi in azione e abbondi in dialoghi. Ma anche la regia, che potrebbe sembrare televisiva (nell’accezione contemporanea di televisione di qualità), rivela aspetti interessanti ed è fortemente debitrice di un mentore: quel Ridley Scott che produce il film, e il cui punto di vista “filosofico” pervade l’intera narrazione visiva.

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