Alice e il Sindaco

Regia: Nicolas Pariser
Cast: Fabrice Luchini, Anaïs Demoustier, Nora Hamzawi
Distribuzione: Bim Distribuzione
Genere: Commedia
Data uscita: 06 febbraio 2020

Confronto tra pensiero e azione nella commedia con Fabrice Luchini ambientata a Lione. Un primo cittadino chiede aiuto a una giovane filosofa.

di Paolo Mereghetti

Lei deve farmi pensare! La giovane Alice (Anaïs Demoustier) si sente rivolgere questa richiesta da Paul Théraneau (Fabrice Luchini), potente sindaco di Lione, e dopo pochissimi minuti il film di Nicolas Pariser ha già dimenticato ogni preambolo ed è entrato nel vivo del suo soggetto: cos’è (e cosa dovrebbe essere) la politica oggi. Anzi, di preamboli praticamente non ne ha: come è successo che la trentenne Alice Heimann (laurea in lettere poi studi di filosofia, insegnata per qualche anno a Oxford) sia stata scelta e assunta dal sindaco di Lione non ci viene spiegato. Non è importante. Il film mette subito a confronto i due protagonisti e mostra le carte: dopo una vita per la politica dove aveva fatto carriera grazie alla forza delle sue idee innovative, Théraneau si sente «come una macchina sportiva che ha finito la benzina». La forza d’inerzia lo fa correre ancora ma la testa funziona sempre meno ed è per questo che, dopo aver scartato chi gli suggeriva la psicoanalisi o un tutor («ci ho annusato l’inganno, la volgarità dei nostri tempi») ecco la richiesta d’aiuto alla giovane «filosofa».

Qualche scena per spiegare meglio il mondo in cui si trova a lavorare Alice, con le gelosie dei colleghi, le zone d’influenza che ognuno presidia, le ritualità della politica (e una bella idea di regia: gli ambienti giganteschi che fanno sembrare Alice lillipuziana, ora strapieni di una folla vociante e anonima ora cupi vuoti). E poi subito diritti al confronto tra i due, con le idealità di Alice che devono fare i conti con la concretezza del sindaco. Ma senza lunghi e noiosi discorsi teorici: il confronto avviene sulle cose concrete, dentro agli impegni della vita politica — un discorso commemorativo, una riunione di gabinetto, un gruppo di lavoro — così da dare alle parole sempre un aggancio alla realtà.

A tenere tutto insieme il fatto che entrambi si muovano nell’area progressista (presto si scoprirà che il socialista Théraneau vorrebbe puntare all’Eliseo) ma a dividerli c’è una diversa concezione dell’azione politica, dei mezzi ma soprattutto degli obiettivi da raggiungere.  ( Corriere della sera).