Leonora Addio di Paolo Taviani

LEONORA ADDIO, primo lavoro di Paolo Taviani senza il fratello Vittorio e unica opera italiana in concorso al Festival di Berlino, in sala dal 17 febbraio con 01, è un grande film sul tempo che passa, sulla morte e soprattutto sul ricordo di chi va via (proprio come nell’aria del Trovatore del titolo).

Un film-testamento comunque apparentemente sghembo e diviso esattamente in due parti: la prima, in bianco e nero, che racconta il destino incredibile delle ceneri di Luigi Pirandello e la seconda, Il chiodo, a colori, con al centro un fatto di sangue avvenuto a Brooklyn che ispirò l’ultimo racconto di Pirandello scritto prima di morire.

Incipit straordinario e teatrale con Pirandello sul letto di morte che dice meravigliato a se stesso: “Già finita la vita? Com’è possibile?”. Da questa disperata constatazione inizia il grottesco racconto delle ceneri del poeta, morto a Roma il 10 dicembre del 1936, il quale aveva dato indicazioni che, dopo la cremazione, la sua urna fosse portata in Sicilia e “murata in qualche rozza pietra nella campagna di Girgenti, dove nacqui”.