The French Dispatch

di Wes Anderson | 2021 ‧ Romantico/Commedia ‧ 1h 48m


“The French Dispatch” ci riconsegna Wes Anderson al suo meglio. Un’opera matura, interessantissima, che segna anche un lavoro sullo stile molto più sottile e profondo rispetto a chi pensa si tratti ormai di uno stereotipo che si perpetra film dopo film.

Il cinema di Wes Anderson è un cinema ossessionato dalla morte. Oltre ad essere una componente tematica sostanzialmente onnipresente da Rushmore a The Royal Tenenbaums, da Le avventure acquatiche di Steve Zissou a Il treno per il Darjeeling passando per Grand Budapest Hotel, è anche una cornice narrativa che guida la ricerca di senso del regista texano. Certo, lo stile ‘tableaux vivant’; certo ‘le inquadrature simmetriche e poi partono i Kinks’; certo, tutti gli stereotipi che hanno reso negli anni Anderson un regista tanto amato quanto odiato soprattutto dopo Grand Budapest Hotel, soprattutto quando da un certo punto in poi il suo cinema è sembrato essere più didascalico mentre diventava più sfumato e più di ricerca; più stereotipato quando invece cercava una dimensione quasi archetipica; ma improvvisamente è sembrato che dare contro a Wes Anderson fosse la nuova moda. In tutto questo si sono persi di vista gli aspetti veramente interessanti dell’evoluzione stilistica del regista. Anche perché quest’anno ne sono passati venti da The Royal Tenenbaums e se si facessero film sempre allo stesso modo saremmo davanti a qualcosa di molto meno interessante.

La morte, dicevamo. Da un certo punto in poi, la ricerca stilistica di Wes Anderson ha smesso di voler “controllare” il mondo attraverso il dominio assoluto della grammatica per far slittare la realtà da un’altra parte. Con Grand Budapest Hotel, il cinema di Anderson ha smesso di parlare a un reale possibile per andare in direzione di un possibile reale. Sembra, ma non è. Quello che resta, che non cambia, comune a tutti i multiversi possibili a ogni latitudine e ogni approccio dell’espressione narrativa, è la ricerca di risposta al mistero della morte. È da una morte, quella di Arthur Howitzer Jr. (Bill Murray), editore del “faux” New Yorker The French Dispatch, giornale cosmopolita con cui i “faux” esuli americani di stanza nella “faux” Parigi Ennui-sur-Blasé raccontano il mondo dopo la guerra. Questa morte cancella il giornale con un ultimo grande numero in cui le firme più prestigiose raccontano le storie cui sono più affezionati. Il film procede come sfogliando le pagine del giornale. (Sentire e ascoltare)