THE GREAT BUSTER

Un’occasione rara e imperdibile per conoscere a fondo il genio di Keaton.

THE GREAT BUSTER di Peter Bogdanovich (102 minuti, versione originale sottotitolata)

(USA/2018) di Peter Bogdanovich

Sceneggiatura: Peter Bogdanovich. Fotografia: Dustin Pearlman. Montaggio: Bill Berg-Hillinge. Produzione: Peter Bogdanovich, Charles S. Cohen, Roee Sharon, Louise Stratten per Cohen Media Group. Durata: 102’.


Un’attenta ricostruzione biografica e una puntuale analisi critica dell’opera e della vita di Buster Keaton. Ma soprattutto un omaggio affezionato firmato da uno dei maestri della New Hollywood, Peter Bogdanovich. È attraverso la sua voce, e quella di molti altri (da Orson Welles a Quentin Tarantino), che ripercorriamo la carriera del geniale comico dall’espressione impassibile, dalle origini fino alla malinconica parabola discendente, accompagnati dalle immagini dei suoi film e dalle sue gag surreali e irresistibili.


THE BEST OF BUSTER una selezione dei migliori film di Buster Keaton in 3 programmi:

ONE WEEK
(Una settimana, USA/1920) di Buster Keaton e Eddie Cline (25’)

È probabilmente il primo capolavoro di Keaton e uno dei migliori cortometraggi della storia del cinema. Dopo soli quindici film interpretati in tandem con Roscoe ‘Fatty’ Arbuckle tra il 1917 e il 1920, lo stile visivo, il raffinato senso della comicità, la straordinaria inventiva e l’istinto d’attore di Keaton sembrano aver già raggiunto la perfezione. Come scrisse un critico, sorbirsi decine di comiche del muto e poi imbattersi in One Week è come vedere qualcosa che nessun uomo riesce mai a vedere: un giardino mentre fiorisce


COPS
(Poliziotti, USA/1922) di Buster Keaton e Eddie Cline (20’)

In Cops il personaggio di Keaton, pur armato delle migliori intenzioni, scivola progressivamente in una spirale kafkiana di colpevolezza alla quale, sul finire, sembra non avere più la forza di opporsi, scegliendo di lasciarsi ‘inghiottire’ dai cancelli del commissariato di polizia. L’ultima sequenza, in cui Buster è inseguito da una “moltiplicazione terribile di poliziotti invadenti e vendicativi che anneriscono lo schermo col loro pullulare”, resta tra le più celebri e immediatamente riconoscibili della storia del cinema.


SHERLOCK JR.
(La palla n° 13, USA/1924) di Buster Keaton (45’)

Uno dei film più incredibili di Keaton, nel quale il geniale comico dall’espressione impassibile è un proiezionista aspirante detective che sogna di entrare e uscire dallo schermo cinematografico in un susseguirsi di gag surreali e irresistibili. L’uso che Keaton faceva del sogno e dei raccordi – di cui andò sempre molto fiero – fu definito rivoluzionario da Antonin Artaud e Robert Aron, che sottolineò come il surrealismo di Keaton fosse superiore a quello di Man Ray e di Luis Buñuel, poiché Keaton era riuscito a conquistare la libertà espressiva rispettando le regole del cinema narrativo.


THE GENERAL
(Come vinsi la guerra, USA/1926) di Clyde Bruckman e Buster Keaton (77′)

La comica poesia delle rotaie. Un treno che si chiama The General lanciato a gran velocità nei maestosi paesaggi americani, e al comando (contromano) un macchinista che ama il suo treno quasi quanto la fidanzata Annabelle. Siamo negli anni della guerra di Secessione, i generali veri fumano sigari e pianificano gli scontri mortali; sulla locomotiva, intanto, Buster mette un perno, toglie un perno, e il mondo si allontana. Accolto freddamente dal pubblico dell’epoca, poi considerato tra i capolavori di Keaton e del cinema tutto, girato dal vero (nelle foreste dell’Oregon), tra incendi veri e simulati, ponti e dighe costruiti e distrutti, senza modellini, senza risparmio di denaro e di rischio.


STEAMBOAT BILL, JR.
(Io e il ciclone, USA/1928) di Charles Reisner (70’)

Quando torna dopo molti anni nella natia cittadina fluviale del Sud, William, giovanottino gracile e azzimato, è una vera delusione per il padre, ruvido proprietario di un battello a vapore, anche perché il ragazzo si innamora della figlia del suo ricco rivale, che ha da poco comprato un grande e moderno battello. Ma sarà proprio William a salvare tutti dal tremendo ciclone abbattutosi sulla città. “Il film, nel suo complesso, appartiene ancora in pieno al grande ciclo dei capolavori di Keaton. […] Basterebbe, alla bellezza e alla gloria di questo film, la ricostruzione ambientale, dove l’umile America provinciale, ritardataria, ottocentesca, è sentita così poeticamente: il vecchio vaporetto in opposizione al nuovo; il villaggio sul fiume; la bottega del barbiere e quella del merciaio; il posto di polizia. E la definizione dei personaggi principali, così perfettamente individuati” (Mario Soldati)